Selma Lagerlof: “Il violino del pazzo”

Un libro che probabilmente, anzi sicuramente, non sarebbe entrato nelle mie scelte di lettura, ma  siccome faccio parte di alcuni gruppi di lettura, mi sono impegnata a portare a termine questo agile libretto, di una grande scrittrice, addirittura Premio Nobel nel 1909.

La trama narra la storia d’amore di una fanciulla per un giovane che dopo un episodio straniante, impazzisce e diventa un barbone girovago che si sostenta vendendo cianfrusaglie nei paesi del nord.

La chiave di tutto è un violino che il giovane suona divinamente, ma che ha dimenticato di saper suonare. La fanciulla, riuscirà con il suo amore a riportare nel “mondo dei savi” il ragazzo e a coronare il suo sogno d’amore. Non spoilero niente dicendo questo perché è una favola talmente banale che il finale è scontato: …e vissero tutti felici e  contenti!

L’autrice, mi concentro un attimo su di lei, è una donna vissuta a cavalle tra l’800 e il ‘900, una abitante dei paesi nordici, impregnati di storie di saghe, di magia e di boschi immensi, è quindi normale che si dedichi a quella che è la scrittura del suo paese, intrisa di leggende e miti. 

Il libro si legge bene, scorrevole e veloce, ho solo dovuto rileggere due volte l’inizio perché non ero riuscita a capire bene che cosa aveva portato Hede, il protagonista maschile, alla pazzia. Ma in fondo non era poi del tutto importante, la storia si snoda tutta nella ricerca di Ingrid di salvarlo per riportarlo alla sua famiglie ma soprattutto a lei che lo aspetta con suo amore. Un romanzo di formazione che attraversa la crescita dei due protagonisti.

OK tutto qui. Una favola, un po’ più impegnata di una normale favola per bambini, ma pur sempre una favola.

Allora mi sono chiesta perché il conduttore del gruppo di lettura l’abbia scelto, ci sono tanto romanzi forse più belli e più consistenti di questo. Alla prossima riunione lo chiederò; dopo la lettura questo è l’unico dubbio che mi è rimasto.


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