Parole


Quest’anno ho lavorato tanto sulle parole perché sono affascinata dai suoni che emettono, dai ricordi che suscitano, dai pensieri che scappano fuori da lettere messe in fila, dall’uso che se ne fa.

Alcune parole mi sono state più vicine, altre le ho sentite apparentemente sconosciute, ma è bastato imparare il loro significato per farle mie e farle entrare nel mio mondo.

La prima parola che mi ha accompagnata quest’anno è stata Donna, forse perché è così difficile essere donna e nello stesso tempo è così bello esserlo, Ammiro più spesso le donne che gli uomini, forse perché non vedo in questo periodo grandi uomini, ma solo maschi che non fanno altro che cercare di prevaricare l’uno sull’altro. Le donne, ‘sebben che siamo donne’ riescono a essere forti ma in modo diverso, riescono a resistere, riescono a costruire dove gli uomini distruggono.

Donna, quindi è la prima parola di quest’anno. Poi ci sono stati i sensi e sopratutto gli odori che ci circondano che mi hanno fatto sognare, il grande potere dell’olfatto che non si può reprimere perché quando arriva, arriva… e all’improvviso fa precipitare nel passato.
Come non si può evitare di respirare così non si può impedire che gli odori arrivino a noi. Che siano profumi od olezzi, mi portano ogni volta in mondi diversi.

Poi nell’autunno ho voluto cercare parole che potessero essere ancora più evocative e accanto agli scritti delle persone che hanno partecipato al laboratorio ci sono state le riflessioni, che mi hanno accompagnato in quel giardino segreto che ciascuno sogna di abitare.

Le parole sono diventate chiavi per aprire porte e cancelli, per andare a scoprire ciò che sta dietro, nascosto, invisibile alla vista, ma che sappiamo che c’è.

Come andare alla ricerca di un tesoro con una mappa formata da parole comuni, ma antiche, parole apparentemente semplici ma con un significato nascosto. Ecco allora apparire nel nostro mazzo di chiavi parole come: oscillare, moneta, calma, ma anche halloween, poi omaggio ed entusiasmo, la parola cicatrice, il verbo paragonare, per poi concludere con lieto e ciao.

Parole che formano un percorso e si sdoppiano e si moltiplicano, nella scrittura mimetica. Perché tutte noi scriviamo di noi, ma spesso nascondiamo il nostro io sotto parole dai significati ambigui che travisano, che nascondono ma nello stesso ci fanno dire la verità.

Le parole sono oggetti potenti, bisogna stare attenti a usarle, possono consolare, ma anche ferire, anche la parola più innocente può essere balsamo o veleno. Le parole quindi mi hanno accompagnato, le mie e quelle che mi arrivavano e continuano ad arrivarmi; come i saluti che ho raccolto nelle tante cartoline che mi sono state recapitate questa estate. «Ciao, saluti, ti penso, a presto», scritte sul retro dei cartoncini illustrati con vedute di mari, monti o città. Cartoline che hanno riempito gioiosamente la mia cassetta della posta e che ho sempre accolto con un “grazie“.

Grazie, questa è l’ultima parola che vorrei dedicare in questo fine anno a mio zio Amos. Il mio ultimo avo mi ha lasciato a 101 anni, stanco, ma sempre sorridente, una persona speciale che mi chiamava «Cocca» con dolcezza. Poi grazie a Sabrina che purtroppo all’improvviso e silenziosamente se ne è andata; grazie perché con la sua integrità e determinazione mi ha insegnato tanto, mi è solo dispiaciuto non poterglielo dire un’ultima volta.

E chissà quanti grazie dovrò ancora dire; grazie a mio figlio, sempre presente, a mia nuora per il suo amare discreto, a mio nipote che con il suo fresco entusiasmo riesce sempre a stupirmi e a insegnarmi qualcosa. Grazie a tutte le donne che mi hanno dato fiducia e hanno scritto cose meravigliose, che si sono affidate e lasciate andare alla scrittura; grazie agli amici e amiche che si prodigano per gli altri e fanno ogni giorno del bene, senza nulla chiedere se non un grazie. L’anno è finito, ma ancora voglio ringraziare il tempo che mi è propizio e mi consente di fare le cose che mi piacciono e che mi danno soddisfazione, che mi consente di imparare sempre, di crescere e di affrontare i cambiamenti inevitabili in una vita che non sia solo monotonia.

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