“Oppenheimer”: il film

Ieri sera ho ripreso la buona abitudine che avevo interrotto prima dell’estate, non per colpa mia, e che mi fa gradire di abitare in questo paese: il cinema. Se a Sesto Fiorentino dovevo prendere la macchina per vedere un bel film, qui mi basta fare qualche passo e sono al Circolo dove c’è un bellissimo cinema con una programmazione più che ragguardevole.
Ieri sera proiettavano “Oppenheimer” il film che ha riscosso, con ragione, tanto successo durante l’estate.

Sono tre ore di proiezione che passano velocissime, con continui salti di tempo evidenziati dal bianco e nero e dal colore, una colonna sonora superba che sa sottolineare i passaggi della storia, ma anche eclissarsi, quando c’è bisogno di concentrarsi sulle sensazioni interiori del protagonista.

Oppenheimer è il fisico teorico che col progetto Manhattan ha dato vita alla bomba atomica che fu sganciata su Hiroshima e Nagasaki alla fine del secondo conflitto mondiale con conseguenze disastrose per la popolazione giapponese che dovette arrendersi facendo di fatto terminare la guerra. 

La storia la conosciamo tutti per averla studiata sui banchi di scuola, quello che non conosciamo, e che racconta il film, è quello che sta dietro alla progettazione e costruzione dell’arma che ha di fatto dato una svolta alla corsa agli armamenti. Ma non solo, dentro c’è tutta l’inquietudine di un uomo che consapevolmente sapeva di stare creando un’arma di una potenza inaudita, tanto da impegnarsi poi usando la sua influenza sulla politica nucleare e rifiutandosi di proseguire nel progetto. Questo lo porta a essere accusato di essere comunista e a essere oggetto di un complotto politico per screditarlo. Sottoposto a indagine dall’agenzia dell’energia atomica, viene screditato e solo l’amicizia e la fedeltà di un gruppo di scienziati riesce a evitare il peggio.
Solo nel 1963, il presidente Johnson consegna a Oppenheimer il Premio Enrico Fermi come gesto di riabilitazione politica.

Ma al di là delle vicende storiche e private del grande fisico, c’è tutta l’angoscia di un uomo perfettamente consapevole che quello che sta costruendo è un ordigno che se usato in modo sbagliato può distruggere il mondo e portare all’estinzione della razza umana, eppure va avanti e realizza quello che si è prefisso. Il cast è eccezionale, superba la prova di Cillian Murphy, che impersona Oppenheimer, emaciato e sofferente, eppure deciso e tagliente nelle sue decisioni con un senso di colpa che lo divora. Quasi irriconoscibile Matt Demon nei panni del generale Groves che realizza e dirige la struttura logistica necessaria alla ricerca e magistrale l’interpretazione di Robert Downey Jr che impersona Strauss che per mero interessa diventa l’accusatore di Oppenheimer. Poco rilevante la partecipazione femminile, ma da un film di guerra e di scienziati tutti maschi non ci si poteva aspettare di più. Forse inutili le scene di sesso esplicito che negli Stati Uniti hanno fatto etichettare il film come vietato  ai minori di 18 anni. Cosa non avvenuta in Italia perché mio nipote di 13 anni è andato a vederlo.

Un film da vedere per tante ragioni: per ricordare che la bomba atomica nelle mani di uomini senza scrupoli è una minaccia per l’umanità, che la sapienza degli scienziati spesso è rivolta solo allo scopo che si prefiggono, che l’uomo è nonostante tutto un piccolo essere sulla terra; inoltre per la prova degli attori e del regista che ha saputo ricreare l’atmosfera degli anni di guerra, ma anche il dolore interiore delle coscienze che stavano vivendo anni turbolenti, per una musica che ha saputo accompagnare la storia, senza prevaricarla.


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