Michele Marziani: “Il suono della solitudine. Piccole storie da raccontare a te stesso”

Ci sono libri che a volte si accantonano, si mettono in qualche ripostiglio della mente perché non è il momento di ricordarli, non è il momento giusto, poi succede qualcosa che li fa ritornare alla luce, come una seconda nascita, ed è allora che ritrovano tutto il loro valore e sanno colpire al cuore.

Tutto ciò è successo con il libretto in questione, comperato nell’ottobre del 2018 era stato letto, alcune annotazioni lo confermano e poi era stato diligentemente messo in fila con tutti gli altri libri i cui autori cominciano con la lettera M.

Fino a che non è rispuntato fuori in forma diversa, l’ho scaricato come audiolibro, del tutto dimentica di averlo già letto, e me lo sono ascoltato mentre camminavo nelle mie uscite mattiniere. Quando cammino con gli auricolari non sento musica, ma mi faccio raccontare favole… 

Bene, vengo al dunque, mentre ascoltavo al voce del bravissimo Claudio Monteleone che leggeva, piano, piano si è fatta luce in me qualcosa che mi diceva: «Queste parole le ho già sentite, questo concetto non è nuovo, questa osservazione mi dice qualcosa» e allora ho cominciato a pensare da dove i ricordi arrivavano e sono risalita al libretto cartaceo diligentemente riposto nella mia libreria.

L’ho fatta troppo lunga, ma era necessario per capire che se allora – 5 anni fa – il testo non mi aveva detto molto, si interessante… ma…l’avevo comperato per un laboratorio autobiografico, e quindi l’avevo letto con un intento diverso da quello con cui lo stavo ascoltando adesso, ora le parole incidevano profondamente in me e ogni parola diceva qualcosa di me.

È noto che sono una persona solitaria, vivo da sola, sto bene da sola, anche se ho molte persone che mi vogliono bene e che interagiscono con me in vari modi, non soffro la solitudine – ogni tanto capita, ma non sono mica perfetta – quindi leggere il suono della solitudine mi ha messo nelle orecchie le parole che inconsciamente cercavo per definire quello che sono e perché lo sono.

Il libretto, di sole 91 pagine è scritto come un flusso di coscienza, ben strutturato però, in argomenti che via via si fanno più densi. Non ha capitoli, ma io l’ho idealmente diviso in 22 tranche, o scalini che nel progredire della lettura – o dell’ascolto –  si salgono per arrivare alla fine e alla conclusione di tutto il percorso.

Si parte dall’infanzia, il sentirsi sbagliati rispetto ai coetanei, chi non l’ha provato? Poi si passa alle curiosità che nascono, ai talenti che si scoprono di avere, alla memoria di episodi fondanti,  alle interruzioni dolorose con la domanda fondante di ogni vita: «Io chi sono?» nel momento di un avvenimento traumatico che ognuno sicuramente ha passato. Quindi alla consapevolezza che ognuno ha della sua storia, capire che vivere soli è respirare liberamente, ma non è per tutti. C’è il rischio, l’egoismo di alcuni e il nostro, la depressione che può arrivare anche inattesa, gli individualismi con le forme consolatorie del bere e del fumare. Poi subentra la paura, ma anche la consapevolezza che la solitudine porta amici, quelli sinceri e può portare anche l’amore.

Quindi si affrontano tutte quelle attività che possono essere solitarie ma fanno bene: il camminare col proprio ritmo, il viaggiare, il cucinare per sé; arriva poi la religiosità perché quando si è soli ci si fanno tante domande e la capacità di ascoltare, che di parlare a volte non si ha molta voglia. La lettura e la contemplazione del mare sono attività del solitario, così come spesso arrivala domanda se quello che si sta facendo può essere utile a me o agli altri. Da ultimo la considerazione che una nuova casa può essere un luogo in cui ricominciare. 

E chi meglio di me può essere d’accordo almeno in questo.

Tutti i passi mi hanno risuonato, ci ho visto in ognuno – pur con le debite differenze – parti di me, ci ho visto le mie passioni, le mie debolezze, ma anche la mia forza, la mia crescita, dai timori dell’adolescenza alle parziali sicurezze della maturità. si parziali, perché mai essere troppo sicuri di se stessi, tutto può succedere e venire a sconvolgere la tranquilla routine della vita. La solitudine diventa allora una compagna fedele, un luogo silenzioso che però ha il suono dolce della consapevolezza.

Come dice il sottotitolo, mi sono ritrovata nelle piccole storie che ho raccontato a me stessa, mentre paragonavo momenti diversi eppure simili, sensazioni profonde che andavano a scavare nei ricordi per portare a galla momenti, avvenimenti, persone, luoghi, tutto il mondo che ha contribuito a costruire chi sono ora.


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