“Immaginare le storie. Atlante visuale per scrittrici e scrittori” di Giulio Mozzi e Valentina Durante.


 Un libro che ho letto in un tempo incredibilmente lungo, inframmezzato anche da altre letture, ma non perché fosse noioso o poco interessante, piuttosto perché è un libro da leggere a piccole dosi, centellinando ogni capitolo, paragrafo, suggerimento.

Non ho mai sottolineato, preso appunti, riflettuto come su questo testo che riunisce in 176 pagine tanti consigli, osservazioni, considerazioni sulla scrittura.

Apparentemente non si parla di scrittura, ma di comunicazione visuale, dalle immagini si prendono spunti per analizzare quello che è la struttura della narrazione, sia essa immagine o scritta.

Diviso in sei capitoli chiamati Movimenti prende in considerazione ciò che l’arte ha in comune con la scrittura. Si tratta di un vero e proprio Atlante su cui tracciare itinerari di viaggio. È un continuo suggerimento alla fantasia, perché ogni immagine inserita nel testo – e di immagini ce ne sono tante – diventa il punto di partenza per un percorso sensoriale che partendo dalla vista, va a toccare tutti i sensi che possono essere utilizzati per percorrere le strade dell’immaginazione che è il primo atto per creare delle storie.

Ecco perché i capitoli si chiamano movimenti perché non sono statici, ma portano le scrittrici e scrittori su una strada di scoperta.

Il primo movimento mette in relazione chi scrive con la realtà, una realtà che può essere anche immaginata, perché si parla di realtà, ma anche di finzione, si parla dell’immaginare e dell’apparire, del nascondere, degli inganni che ci fanno conoscere il “narratore inattendibile”. Cosa vuol nascondere lo scrittore al lettore? Lo sguardo degli altri ci modifica, e quando in un quadro troviamo un personaggio che ci guarda ci sentiamo presi dentro al quadro stesso.
Così come i libri guardano, chi li legge guarda i libri interrogandoli, cercando di scoprire non solo ciò che essi dicono ma anche ciò che essi tacciono”.
Si parla di narratore inattendibile, un narratore che quasi ci prende in giro come Zeno Cosini de”La coscienza di Zeno” o come “Mattia Pascal” di Pirandello.

Ciò che tu estrai dalla tua memoria e dalla tua immaginazione, dunque, che cos’è? Un cumulo di immagini di immagini, che sono a loro volta immagini di immagini. Il testo scritto è a sua volta un’immagine.e tutte le immagini si rivolgono a chi le guarda e legge, tanto mostrando quanto nascondendo, tanto esibendo quanto ottenendo. Questo è il gioco, questo è l’arte, questo è la letteratura.”

Il secondo movimento esplora la scrittura autobiografica, le scelte che facciamo riguardo a noi stessi. Il nostro corpo è una sorta di autobiografia. George Perec si chiede: “Quello che succede ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?
Bisogna imparare a guardarsi come in una fotografia e accettare l’errore, la realtà non sta nella perfezione, ma nell’errore. Anche una foto brutta ci può dire moltissimo di noi stessi. E poi, per quanto riguarda la scrittura, la nostra ci assomiglia? Assomigli al nostro corpo? Quanto somiglia a noi stessi la punteggiatura, la sintassi, il gesticolare?.Ogni volta occorre domandarsi dove si sta nella pagina che abbiamo appena scritto.

Il terzo movimento esamina le scelte che si fanno in relazione alle altre persone, ai luoghi, agli oggetti. Come si fanno vedere le cose al lettore? Si parla di Forma, Struttura, Significato. Si parla di corpi, i personaggi, in un quadro o in un testo sono corpi. che mangiano, bevono, dormono e fanno altro… con grandi differenze tra corpi maschili e femminili. Corpi che attraversano il tempo e che quindi cambiano, diventano diversi da quello che erano. Non bisogna mai dimenticarlo.

Il quarto movimento esamina le scelte che riguardano gli eventi intesi come relazioni con lo spazio e il tempo. Cosa viene prima e cosa viene dopo? Come viene reso il prima e il dopo nella composizione di un quadro o di un racconto. Si parla del vuoto come elemento essenziale, come possibilità.
Si parla del dietro, di ciò che non si vede ma c’è. Il retro di un quadro è il quadro stesso e dietro a una porta chiusa che cosa c’è?

Il quinto movimento parla di improvvisazione, di parole come musica, ritmo, intonazione, si parla di ripetizione, riscrittura, di riproduzione senza stancarsi dello stesso quadro per cercare ogni possibilità – si pensi a Cezanne che ha dipinto centinaia di volte lo stesso soggetto alla ricerca non tanto della perfezione, ma delle infinite possibilità che il soggetto può offrire… Ma anche si parla delle revisioni che uno scrittore deve fare per limare il suo testo, un esempio per tutti Alessandro Manzoni.

Il sesto movimento è un prendere le distanze dall’opera in via di completamento. Qui troviamo qualche esercizio di scrittura, si parla del copiare – si può copiare – e come farlo? Del guardare con occhi diversi o addirittura senza vedere, bendandosi e provando a sentire introno a noi e a descrivere ciò che sentiamo.

I due autori si sono alternati nella stesura del testo, ma bravissimi hanno mantenuto una uniformità di linguaggio e di scrittura. Quasi non si avvertono le differenze.

Immaginare storie è un libro in cui occorre immergersi e prima vedere – quadri pubblicità, arti figurative – e poi sentire ciò che quelle opere ci dicono con un altro linguaggio, che però è sempre un linguaggio universale. per trasporlo sulla pagina scritta e farci viaggiare nella trama di ciò che vogliamo scrivere.

Un libro prezioso pieno di suggestioni e suggerimenti, pieno di porte che si aprono per farci vedere – appunto – ciò che sta dietro e che si rivela come qualcosa di ovvio: «Ma perché non ci ho pensato io?» 

Ultima considerazione l’idea che questo libro potrebbe essere un bellissimo viaggio attraverso un laboratorio autobiografico, non tanto per seguirne pedissequamente le tracce, ma per trovare nuovi spunti, nuovi orizzonti nella scrittura e nella nostra vita.


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