Il silenzio

Mi ha colpito giorni fa un articolo che racconta la performance di Marina Abramovi? al Festival di Glastonbury, in Inghilterra. 

Marina Abramovi? è un’artista che mi ha sempre affascinata per le sue idee sull’arte fin da quando l’ho scoperta in una mostra a Palazzo Strozzi a dicembre del ’18. Una mostra che mi stupì molto, mi fece riflettere e di cui ne ho parlato indirettamente qui.

La potenza della presenza di Marina Abramovic l’avevo già sottolineata in occasione della sua performance al MOMA di New York nel 2010 quando durante la sua esibizione “The artist is present” si è presentato al tavolo dove era seduta Ulay, l’uomo che l’ha accompagnata in tante sue sfide ed è stato suo compagno per anni.

Un momento che ha commosso il mondo  e che si è compiuto in silenzio solo col contatto delle mani attraverso il tavolo che li divideva.

Oggi Marina ha compiuto un altro “miracolo”, si è presentata sul palco di Glastonbury ed è riuscita a far stare in silenzio, per interminabili 7 minuti, 200.000 persone. Tutte quelle che stavano aspettando per assistere a ciò che aveva preparato per loro. Niente: solo silenzio. 

Ma è giusto dire “Niente”? 

Il silenzio, l’ho sottolineato molte volte non è mai assoluto, il silenzio è un contenitore che si riempie dei suoni che provengono da noi stessi, dal nostro corpo, da ciò che abbiamo intorno, dall’aria che fruscia dentro le nostre orecchie e riempie di rumore l’ambiente circostante.

Il silenzio di 200.000 persone è stato una sfida  – vinta da Marina – che ha voluto dimostrare che solo che lo si voglia tutti possono riuscire a tacere, ad ascoltare, a partecipare silenziosamente a un rito collettivo che accoglie e tiene legati tra loro migliaia di persone.

Forse è per questo che a me piace tanto il silenzio, mi piace la mia casa che fortunatamente è silenziosa, mi piacciono i piccoli rumori che all’improvviso accadono intorno a me e che non avvertirei se fossi dentro a una bolla di rumore; nello stesso modo non amo le folle, la confusione dei luoghi affollati, la promiscuità di corpi che quasi si sovrappongono gli uni agli altri.

E specialmente oggi che gli anni passano e che mi avvicino a un altro traguardo amo il silenzio e la solitudine, che non è stare sola, ma è compagnia di me stessa. Lo so, forse sono anomala, forse sbagliata, forse non in linea con quello che richiede la vita di oggi, ma io sono fatta così, prendetemi come sono o lasciatemi sola.

Intanto stasera chi vuole rimanere silenzioso o silenziosa può unirsi alla “Palestra di Scrittura”, un momento di condivisione dei pensieri che attraversano l’etere in silenzio.

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