Dagherrotipi


Oggi verso sera, anzi dopo cena, mi sono incantata a vedere un breve documentario di Agnès Varda girato in una strada francese nel 1975. Avevo visto la segnalazione e il consiglio in un profilo Telegram che pesca tra chicche nascoste: “Curiouser and Curiouser!”

La strada si chiama come il grande fotografo che ha inventato la fotografia Daguerre. Dagherrotipo è la prima forma di fotografia, il sistema che ha consentito di immortalare momenti di vita quotidiana. 

Il documentario dal titolo “Daguerréptitypes” è uno spaccato di vita in una strada parigina, con le sue botteghe antiche, quasi obsolete anche negli ultimi venticinque anni del secolo scorso.
È un film girato lento, a volte silenzioso; parlano i gesti, le espressioni dei volti, parlano i mestieri antichi, il fornaio, la parrucchiera, lo stagnino, e si entra in punta di piedi in botteghe piene di merce accatastata, tra oggetti antichi e moderni, ci si aggira tra gesti quotidiani, che si sentono ripetuti nel tempo, giorno, dopo giorno. La strada si anima solo quando arriva al caffè d’angolo un prestigiatore che movimenta la piccola folla che si accalca nel piccolo locale per applaudirlo.

Un film documentario da vedere in silenzio, per entrare in un mondo scomparso. Grande la mano del regista che scruta, indugia, spia, tra la gente che cammina sui marciapiedi. Immagini fissate come in un album quasi a conservarle, per ritrovarle una volta che si senta il desiderio di tornare lì, proprio lì, in un piccolo mondo di sogno che scompare al risveglio.

Non a caso l’ultima domanda che Vargas fa agli abitanti di rue Daguerre è: «Sogni?». E quasi tutti sognano il loro lavoro, rivivono quello che hanno fatto durante il giorno, oppure non sognano perché non c’è tempo neppure per sognare.

È possibile vedere il documentario su Rai Play qui.


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